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New York, Cooper Hewitt Smithsonian Design Museum. Mostra "The Senses: Design Beyond Vision", curata da  Ellen Lupton & Andrea Lipps, progetto espositivo Studio Joseph.
New York, Cooper Hewitt Smithsonian Design Museum. Mostra "The Senses: Design Beyond Vision". Progettazione di libri e grafica museale.
David Genco

Dall'editoria ai musei: contenuti nativamente accessibili per i luoghi della cultura

Accessibilità museale nell’era dell’European Accessibility Act

di Cristina Musinelli, Caterina Morelli

Riflettere sul campo dell'accessibilità richiede una comprensione storica degli sviluppi sociali, culturali e politici che hanno portato all’adozione di leggi, politiche e convenzioni nazionali e internazionali volte a garantire alle persone con disabilità la piena ed effettiva partecipazione alla società. A livello internazionale, la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità (UNCRPD) del 2006 rappresenta un momento di svolta fondamentale, affermando un paradigma basato sul concetto di persona con disabilità come “titolare di diritti” e “soggetto di diritti umani” che deve poter godere di tutti i diritti riconosciuti agli altri membri della società, in applicazione dei principi generali di pari opportunità e non discriminazione [1]. All’interno della Convenzione, dunque, vengono riconosciuti il diritto di accedere pienamente all'informazione e all'educazione, di muoversi in autonomia negli spazi fisici e digitali senza dipendere necessariamente dall'assistenza di terzi, di partecipare attivamente a tutti gli aspetti della vita sociale e culturale. La Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità è entrata in vigore per l'Unione Europea il 22 gennaio 2011, dopo la firma e ratifica da parte di tutti gli Stati membri, i quali si sono così impegnati a garantire i diritti delle persone con disabilità. In Italia, la ratifica è avvenuta con la Legge 3 marzo 2009, n. 18. Ad oggi, l’accessibilità costituisce una priorità a livello europeo, esemplificativa è la strategia per i diritti delle persone con disabilità (2021-2030), inserita all’interno di una più ampia visione che mira alla creazione di una Union of Equality

Il 2025, in particolare, segna un anno di svolta per l’accessibilità con l’entrata in vigore, il 28 giugno, della Direttiva Europea nota come European Accessibility Act (EAA) (Direttiva (UE) 2019/882). La direttiva europea è volta ad armonizzare e regolamentare il mercato interno dell’Unione Europea in materia di accessibilità di prodotti e servizi – dagli e-book ai terminali interattivi, dal commercio elettronico ai servizi di trasporto – ed è recepita in Italia con il D.Lgs. 82/2022 (Decreto Legislativo 27 maggio 2022, n. 82). Nell’ambito dell’accessibilità dei siti web e delle applicazioni mobili della pubblica amministrazione, era già in vigore la Direttiva (UE) 2016/2102, recepita in Italia dal  D.Lgs 106/2018 (Decreto Legislativo 10 agosto 2018, n. 106), che aggiorna la Legge 9 gennaio 2004, n. 4 - Disposizioni per favorire e semplificare l'accesso degli utenti e, in particolare, delle persone con disabilità agli strumenti informatici, nota come “Legge Stanca”. 

L’European Accessibility Act adotta la definizione di disabilità della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, superando così una visione restrittiva del concetto. Secondo questo approccio, la disabilità non è una caratteristica della persona, ma il risultato dell'interazione con barriere comportamentali e ambientali che ne limitano la piena partecipazione alla società. Questo stesso principio è stato recentemente recepito in Italia con il D.Lgs. 62/2024 (Decreto Legislativo 3 maggio 2024, n. 62), che definisce la “condizione di disabilità” come l'interazione tra la persona e ostacoli che possono impedirle di partecipare, in maniera piena e effettiva, alla vita sociale su base di uguaglianza con gli altri. L’European Accessibility Act chiarisce infatti che le barriere possono riguardare non solo le persone con disabilità permanenti, ma anche chiunque sperimenti limitazioni funzionali temporanee, come quelle dovute a un infortunio o all'età. Questo passaggio è cruciale: sottolinea come i temi della disabilità e dell’accessibilità non vadano pensati come temi “per altri”, poiché la condizione di disabilità può toccare chiunque di noi nel corso della vita. L'obiettivo è quindi favorire un accesso equo e autonomo a ciascuno in tutti gli aspetti della vita. 

In ambito museale, l’attenzione ai temi dell’accessibilità è cresciuta esponenzialmente negli ultimi anni, muovendosi oltre la riflessione sul superamento delle barriere fisiche, verso una comprensione più ampia di ciò che può costituire “barriera” all’accesso autonomo e indipendente della cultura [2]. Il Contextual Model of Learning [3] offre una prospettiva utile per comprendere come l'European Accessibility Act possa rappresentare un'occasione di cambiamento per i musei. Secondo il Contextual Model of Learning

  • l’esperienza museale inizia prima della visita al museo attraverso l’interazione con, per esempio, materiale informativo, sito web del museo stesso;
  • l’esperienza museale nasce dall’interazione e sovrapposizione di tre tipi di contesto principali: 
  1. contesto personale – ovvero il bagaglio di conoscenze, esperienze pregresse, valori, motivazioni e credenze legate ai contenuti che il museo propone, e al museo stesso come istituzione;
  2. contesto socioculturale – il retroterra culturale del visitatore e il milieu socioculturale in cui si colloca il museo stesso;
  3. contesto fisico – il “luogo” in senso ampio, reale e virtuale, connesso al museo, alla sua esperienza e agli oggetti che ospita.

Se l'esperienza museale è il risultato dell'interazione tra contesto personale, socioculturale e fisico, i quali si influenzano vicendevolmente in un continuum temporale, allora l'accessibilità non può essere un adattamento a posteriori ma una condizione strutturale perché tale esperienza possa avvenire. Detto in altri termini, un sito web inaccessibile, un catalogo digitale o materiale informativo non navigabili escludono intere porzioni di quella società che il museo, in quanto “istituzione al servizio della società” [4], dovrebbe servire. Un approccio interdisciplinare, aperto a principi e buone pratiche provenienti da altre discipline è indispensabile per mettere in atto questo processo di cambiamento non solo a livello teorico ma anche, e soprattutto, pratico. Il paradigma dello Universal Design, descritto nell'Articolo 2 della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, è uno di questi. In ambito editoriale, tale approccio si traduce nella creazione di contenuti digitali nativamente accessibili, secondo il modello Born Accessible [5]. Nel panorama italiano e internazionale, Fondazione LIA porta avanti quest’ultimo concetto da più di dieci anni. Nata nel 2011 come progetto dell'Associazione Italiana Editori (AIE) con il sostegno del Ministero della Cultura per promuovere l’accessibilità in ambito editoriale, nel 2014 diventa Fondazione grazie all’iniziativa di AIE e alla collaborazione con l'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti (UICI). 

Tra i risultati più significativi di questo percorso c’è la creazione e il mantenimento del catalogo libriitalianiaccessibili.it, che ha introdotto un modello innovativo per certificare e promuovere l'accessibilità degli e-book, costruito insieme agli editori. Oggi il catalogo conta oltre 40.000 titoli certificati, grazie all'adesione di 19 editori con più di 80 marchi editoriali [6], affiancati da attori chiave della filiera del libro digitale: la piattaforma di prestito bibliotecario MLOL, Casalini Libri – tra i principali distributori di pubblicazioni dell'area mediterranea per biblioteche e istituzioni internazionali – e organismi internazionali che definiscono gli standard del settore come EDItEUR, Book Industry Study Group, STM Association. Alla Fondazione partecipano inoltre la Biblioteca Italiana per i Ciechi “Regina Margherita” e l'Associazione Italiana Dislessia.

In ambito internazionale, Fondazione LIA, oltre ad essere partner di organismi come il Daisy Consortium – nello specifico all’interno dell’iniziativa Inclusive Publishing Partners, programma rivolto a editori e aziende tecnologiche che vogliono integrare l'accessibilità nei propri processi produttivi, condividendo la visione di un accesso equo all'informazione indipendentemente dalle capacità di lettura –  collabora con il World Wide Web Consortium (W3C) alla creazione degli standard e delle linee guida in materia di accessibilità digitale. 

Per adeguarsi ai requisiti dell'European Accessibility Act in ambito di pubblicazioni digitali, sono fondamentali due specifiche tecniche del W3C alla cui creazione Fondazione LIA ha collaborato. La prima è EPUB Accessibility 1.1, la specifica di riferimento per certificare l'accessibilità degli e-book in formato EPUB. Questa specifica stabilisce i criteri formali per garantire che una pubblicazione sia accessibile, seguendo un approccio simile a quello delle Web Content Accessibility Guidelines (WCAG), ovvero le linee guida per l’accessibilità dei contenuti web elaborate dal W3C. I requisiti di accessibilità rimangono stabili nel tempo, mentre le tecniche concrete di implementazione – raccolte nel documento EPUB Accessibility Techniques – vengono aggiornate periodicamente per seguire l'evoluzione del formato. La seconda è l’Accessibility Metadata Display Guide for Digital Publications 2.0, che definisce un linguaggio standard per comunicare le caratteristiche di accessibilità di un'opera. L'obiettivo è duplice:

  • per il lettore: permettere a chiunque, a prescindere dalle competenze tecniche, di capire se una pubblicazione soddisfa le proprie esigenze di lettura;
  • per il mercato: garantire che le informazioni sull’accessibilità siano presentate in modo coerente tra diverse pubblicazioni e cataloghi.

Funzionalità come la regolazione della dimensione del testo, del contrasto o della spaziatura, descritte da questi metadati, migliorano l'esperienza di lettura per tutti, non solo per le persone con disabilità.

Proprio per il suo impegno nella creazione di un ecosistema nativamente accessibile, in occasione dell'entrata in vigore dell'European Accessibility Act, Fondazione LIA ha coordinato il progetto APACE (Accelerating Publishing Accessibility through Collaboration in Europe), cofinanziato nell’ambito del programma Europa Creativa (gennaio 2024 – dicembre 2025), coinvolgendo sette partner in sei paesi europei per sostenere l'editoria digitale accessibile. L’obiettivo di APACE è stato potenziare le competenze dell’industria editoriale europea nell’ambito dell’accessibilità, riducendo l’attuale gap di competenze e contribuendo alla formazione di una nuova generazione di esperti nell’ambito dell’accessibilità. Nell’ambito del progetto è stata creata la European Accessibility Directory, portale che rende disponibili i risultati delle attività di APACE: linee guida operativebest practices e risorse  che fungono da punto di riferimento per editori e professionisti che vogliono adeguarsi ai requisiti dell’European Accessibility Act. Il progetto ha ricevuto il premio ABC International Excellence Award 2025 dall'Accessible Books Consortium.

Cosa significa per il museo guardare a un modello di ecosistema digitale accessibile come quello proposto da Fondazione LIA per il settore editoriale? 

Significa ottimizzare l'intera filiera in termini di accessibilità: per garantire all'utente finale un'esperienza pienamente accessibile, ogni nodo della filiera deve rispettare specifici requisiti e assumersi la propria responsabilità. In concreto, significa adottare e fare riferimento alle linee guida e alle specifiche tecniche internazionali nella creazione dei propri prodotti editoriali e servizi digitali: 

Significa, inoltre, rivolgersi a fonti autorevoli e costantemente aggiornate quando si tratta di linee guida per l'accessibilità. 

Come il settore editoriale, i musei operano in ecosistemi digitali complessi con molteplici attori: curatori, creatori di contenuti, sviluppatori web, fornitori di piattaforme e tecnologie, e non solo. Il concetto di “catena dell'accessibilità” [7] secondo cui il fallimento di un singolo anello compromette l'accessibilità per l'utente finale, si applica direttamente al contesto museale: solo un'azione coordinata lungo tutta la filiera può garantire nel tempo l'accessibilità di contenuti e servizi digitali.

Questo contenuto è rilasciato secondo i termini e le condizioni della licenza Creative Commons c.d. “Free Culture” – CC BY- NC-ND

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[1] Degener, Theresia. «Disability in a Human Rights Context». Laws 5, fasc. 3 (2016): 35. https://doi.org/10.3390/laws5030035.

[2] La letteratura su questo tema è piuttosto vasta e in continua evoluzione, per uno sguardo globale è possibile consultare Ciaccheri, Maria Chiara. Museum Accessibility by Design: A Systemic Approach to Organizational Change. Nomos Verlagsgesellschaft mbH & Co. KG, 2022. https://doi.org/10.5771/9781538156049 e Jalla, Daniele. Il museo accogliente: manuale di pratica museale. Scuola nazionale del patrimonio e delle attività culturali, 2025.

[3] Falk, John H, e Lynn D Dierking. The Museum Experience Revisited. I ed. Routledge, 2016. https://doi.org/10.4324/9781315417851.

[4] ICOM. Standing Committee for the Museum Definition – ICOM Define Final Report (2020-2022). 2022. 

[5] Per approfondire, Fondazione LIA. E-books for all. Towards an accessible digital publishing ecosystem. 2019. https://www.fondazionelia.org/risorse/e-books-for-all-un-paper-tecnico/.

[6] I membri istituzionali di Fondazione LIA sono: AIE - Associazione Italiana Editori, UICI - Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, AID - Associazione Italiana Dislessia, Biblioteca Italiana per i Ciechi “Regina Margherita”. Membri Partecipanti: Casalini Libri, Centro Studi Erickson, Codice Edizioni, Ediciclo Editore, Editori Laterza, Effatà Editrice, Egea, Feltrinelli Editore, Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Franco Angeli Edizioni, Gruppo Editoriale Mauri Spagnol (GEMS), Harper Collins Italia, Il leone verde edizioni, il Mulino, Il Portico, Iperborea, Marsilio, Messaggerie Libri, MLOL, Gruppo Mondadori, Nottetempo, Rubbettino, Sonda. 

[7] Kerscher, George. «Do You Have a Broken Link in Your Accessibility Chain?». Learned Publishing 31, fasc. 1 (2018): 83–85. https://doi.org/10.1002/leap.1147.

 

Per approfondire

Fortuna, Jennifer, Jonathan Dean, Holly Estelle, Samantha Ross, e Laureen Cantwell‐Jurkovic. «Staff Training on Disability Awareness in Museum Settings: A Scoping Review». Curator: The Museum Journal 68, fasc. 4 (2025): 588–601. https://doi.org/10.1111/cura.12673.

Fortuna, Jennifer, Claire Harrison, Abigail Eekhoff, et al. «Identifying Barriers to Accessibility for Museum Visitors Who Are Blind and Visually Impaired». Visitor Studies 26, fasc. 2 (2023): 103–24. https://doi.org/10.1080/10645578.2023.2168421.

De Majo, Claudio, Ivana Cerato, Robert Davies, et al. «Promoting Inclusive Innovation in Digital Technologies for Heritage Preservation». Preprint, Zenodo, 7 ottobre 2024. https://doi.org/10.5281/ZENODO.13897303.

Hughes, Sarah Anne. Museum and Gallery Publishing: From Theory to Case Study. 1a ed. Routledge, 2019. https://doi.org/10.4324/9781315596419.

Mrva-Montoya, Agata. Inclusive Publishing and the Quest for Reading Equity. Cambridge Elements. Elements in Publishing and Book Culture. Cambridge University Press, 2025. 

United Nations. 2006. “Convention on the Rights of Persons with Disabilities.” Treaty Series 2515 (December): 3.