
Accessibilità ovvero portare al centro le persone
L’esperienza delle Gallerie degli Uffizi
di Francesca Sborgi
L’accessibilità è intesa oggi come un approccio globale che investe l’intera vita di un museo: dalla governance alla cura delle collezioni, dalla mediazione culturale alla comunicazione, dall’accoglienza alla costruzione di relazioni significative con le comunità. Il museo non è più un luogo che ‘conserva’ o ‘mostra’, ma una infrastruttura sociale in grado di generare benessere, partecipazione, riconoscimento e possibilità. Ogni persona che entra – indipendentemente dalle proprie abilità, dal proprio vissuto, dalla propria cultura o condizione di fragilità – porta con sé un modo unico di percepire, leggere e vivere gli spazi. L’accessibilità, dunque, non riguarda alcuni visitatori: riguarda tutti.
In questo contesto, l’esperienza delle Gallerie degli Uffizi rappresenta un laboratorio privilegiato. Non solo perché si tratta di uno dei complessi museali più visitati al mondo, ma perché negli ultimi anni ha scelto di ripensare radicalmente la relazione con i propri pubblici, ponendo al centro la mediazione culturale, la pluralità delle esperienze e il benessere delle persone. Nel 2016 è stato istituito il Dipartimento Mediazione Culturale e Accessibilità, che si dedica a attività educative, progetti inclusivi, iniziative con comunità marginalizzate, percorsi di welfare culturale e alla progettazione e realizzazione di strumenti di mediazione.
Per comprendere la portata delle attività sviluppate negli ultimi anni, è opportuno soffermarsi sulla natura stessa del complesso museale. Le Gallerie sono infatti un ecosistema culturale composto da quattro realtà distinte ma strettamente collegate: gli Uffizi, con la Galleria vera e propria e le sale espositive ospitate nel complesso vasariano, comprendente anche l’Archivio storico, la Biblioteca, la Loggia dei Lanzi; Palazzo Pitti, che ospita cinque musei diversi; il Corridoio Vasariano, la celebre via sopraelevata che collega le due sponde dell’Arno, riaperto al pubblico nel 2024; il Giardino di Boboli, un parco storico di 32 ettari, ricco di architetture, fontane, grotte, sculture, essenze botaniche. Insieme, queste istituzioni costituiscono una delle concentrazioni di patrimonio artistico più straordinarie al mondo, esponendo capolavori di Botticelli, Leonardo, Raffaello, Michelangelo, Caravaggio e di molte altre epoche e scuole.
Le Gallerie degli Uffizi sono tra i musei più visitati d’Europa, con milioni di ingressi annuali. Questo significa gestire, quotidianamente, in spazi con forte connotazione storica e non ampliabili, flussi intensi e costanti, carichi sensoriali elevati e criticità legate al sovraffollamento, nonché esigenze diversificate di un pubblico composito e internazionale.
Le sfide riguardano quindi non la quantità, ma la qualità della relazione con i visitatori. Questo comporta una profonda riprogettazione della fruizione: non solo accompagnare le persone dentro il museo, ma renderne possibile un’esperienza il più possibile autonoma, personale, gratificante e sostenibile.
La particolarità del Dipartimento sta poi nella sua collocazione ‘fra’ la didattica museale e la comunicazione: un punto di incontro tra progettazione culturale, relazione con i pubblici e processi inclusivi. Importante è il valore dell’esperienza diretta con il pubblico: il team del dipartimento proviene infatti dal lavoro di accoglienza museale – un ambito spesso sottovalutato, ma decisivo. Stare quotidianamente nelle sale, osservare i modi in cui le persone entrano in relazione con lo spazio, rilevare bisogni impliciti e criticità, permette di sviluppare una sensibilità concreta, non astratta e rende capaci di leggere i bisogni reali delle persone e pensare ad attività e strumenti che funzionano.
Vari sono gli strumenti di accessibilità che rispondono all’assunto ‘Uffizi per tutti’. L’Activity Bag è un dispositivo semplice ma efficace per l’accessibilità cognitiva. Consente una visita autonoma e serena grazie alla storia sociale (che presenta il percorso di visita con immagini e testi semplici), a schede educative e a oggetti che aiutano a gestire lo stress sensoriale. È pensata in particolare per persone con disturbi dello spettro autistico, ma può essere usata da tutti: anziani, bambini, visitatori che affrontano situazioni di affollamento con difficoltà.
Per le persone sorde, sono disponibili videodescrizioni in LIS e visual vernacular focalizzate sui capolavori degli Uffizi. Recentemente è stato reso disponibile un nuovo format di video in LIS per valorizzare i musei di Palazzo Pitti e Boboli.
Sul portale istituzionale degli Uffizi sono disponibili le ‘Ipervisioni’: narrazioni digitali che selezionano opere dalle collezioni e costruiscono percorsi tematici capaci di parlare a pubblici differenti. Non sono strumenti didattici tradizionali, ma racconti che attivano relazioni emotive e culturali. Fra questi, troviamo il percorso Sguardi dal mondo, un progetto interculturale che ha coinvolto persone migranti, offrendo la possibilità di selezionare un’opera a cui si sentono legati, raccontandola in doppia lingua (italiana e madrelingua). Il risultato è un mosaico di punti di vista che arricchisce il museo e lo rende un luogo di riconoscimento. Un percorso simile a questo, ma arricchito da podcast narrati dai partecipanti, è Fabbriche di storie, dove l’audio, restituzione di un percorso di mediazione culturale e riflessione condivisa e partecipata, dà voce alle storie personali e permette di superare barriere linguistiche e visive.
Anche l’esperienza tattile agli Uffizi ha una lunga storia, che intendiamo continuare perché insieme ai bisogni delle persone, mutano anche i musei, gli allestimenti. Attualmente, i percorsi comprendono esplorazioni di sculture, pannelli e mappe tattili, una collana di libri tattili fruibili a casa, con audio QR, esperienze multisensoriali.
In queste, il valore aggiunto è dato dai mediatori non vedenti: la relazione si rovescia, il visitatore vedente – cui viene proposto di essere bendato – è guidato da chi vive quotidianamente nel buio. Si innesca una dinamica di fiducia reciproca che va oltre la didattica, diventando una vera esperienza umana. È il caso del progetto Boboli, giardino dei sensi, che sfrutta la dimensione immersiva del parco in un percorso di visita attraverso sensori e bastoni intelligenti, dove ascolto dei suoni naturali, esplorazione tattile delle piante, percezione di odori e consistenze si combinano in una narrazione che intreccia botanica, storia e percezione corporea.
La nostra esperienza dimostra che un museo può essere, contemporaneamente, un luogo che custodisce capolavori, che produce bellezza e conoscenza, ma anche un ambiente che genera benessere, un contesto dove le persone trovano riconoscimento, una comunità che accoglie e non giudica, un laboratorio di cittadinanza culturale. L’accessibilità, per noi, è il filo che tiene insieme queste dimensioni. È un percorso di dialogo con le comunità e le loro estetiche che non è certo concluso, ma sempre in fieri: è un viaggio, un percorso continuo, dove ci sforziamo di mettere al centro ogni persona che incontriamo.
Questo contenuto è rilasciato secondo i termini e le condizioni della licenza Creative Commons c.d. “Free Culture” – CC BY-SA (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/); detta licenza consente, citando la fonte, di utilizzare e condividere i contenuti con qualsiasi mezzo e formato, nonché di trasformarli, per qualsiasi fine anche commerciale, e con facoltà di sub licenziare in futuro i contenuti ad altro editore, purché con le condizioni e i termini della medesima licenza CC BY-SA.
Diversi termini di titolarità e licenza sono indicati esplicitamente.